KOSHIKI - NO -KATA
(Forme delle cose antiche o della scuola di Kito)
Una spiegazione del Koshiki-no-Kata è cosa
estremamente complessa. Il Koshiki-no-Kata, Kata
delle Cose Antiche o della scuola di Kito, ripercorre la storia e l'evoluzione
del combattimento a partire dal Yoroi Komiuchi no Jidai (epoca del combattimento
con le armature) fino al Judo. Il praticante sperimenta con il corpo i vari
passaggi storici. E' ritenuto il Kata più importante per la sua storia e per
essere una sorta di anello di congiunzione tra le antiche scuole di Jujutsu e il
Judo Kodokan. E' molto difficile da eseguire ed è presentato in poche occasioni
importanti, solo dagli alti gradi. L'azione animata da energia e decisione non è
necessariamente rapida e trascende la nozione di stretto contatto con l'altro
che il judoista ha acquisito dagli esercizi di allenamento della forma (uchi
komi, butsukari, ecc). L'ideale presenza di un armatura nella prima parte del
kata rende l'esecuzione lenta e pesante, contro l'agilità e la rapidità delle
tecniche della seconda parte, quando l'armatura lascia il posto ad una maggiore
libertà di movimento.
Il Kata è diviso in due parti:
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NOMENCLATURA DEL KOSHIKI-NO-KATA |
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OMOTE |
URA |
| TAI (Corpo, posizione) | MI-KUDAKI (Fracassare il corpo) |
| YUME-NO-UCHI (Nel sogno) | KURUMA-GAESHI (Ruota rovesciata) |
| RYOKUHI (Evitare l'uso della forza) | MIZU-IRI (Tuffarsi nell'acqua) |
| MIZU-GURUMA (Ruota d'acqua) | RYU-SETSU (La neve sul salice) |
| MIZU-NAGARE (Corrente d'acqua) | SAKA-OTOSHI (Caduta a precipizio) |
| HIKI-OTOSHI (Far cadere tirando) | YUKI-ORE (Ramo spezzato dalla neve) |
| KODAORE (Tronco abbattuto) | IWA-NAMI (Onda sulla roccia) |
| UCHI-KUDAKI (Fracassare d'un colpo) | |
| TANI-OTOSHI (Caduta nella valle) | |
| KURUMA-DAOSHI (Ruota lanciata) | |
| SHIKORO-DORI (Presa allo spallaccio) | |
| SHIKORO-GAESHI (Rovesciamento per lo spallaccio) | |
| YUDACHI (Tempesta d'estate) | |
| TAKI-OTOSHI (Salto nella cascata) | |
Omote/Ura: esterno/interno
(Da Dave Lowry, Sword and Brush, the spirit of the Martial
Arts, 1999Arnoldo Mondadori Editore, Milano)
E' giustificabile lo scetticismo del non
praticante di fronte all'affermazione che il bugeisha moderno non si
interessa a ciò che comunemente viene definito "autodifesa". Dopo aver visto una
dimostrazione di arti bugei, soprattutto quelle in cui si mostrano colpi
violenti e spettacolari proiezioni, lo scettico diventerà probabilmente anche
cinico. Le arti bugei, anche quelle che appaiono passive, per esempio le
discipline che si praticano in solitario, come l'arte di estrarre la spada e il
tiro con l'arco, hanno per loro natura un carattere marziale. Chi ne negasse la
natura bellicosa farebbe la figura dell'enofilo che, nel mezzo delle sue
cantine, proclamasse di essere astemio.
Le arti bugei non sono le uniche discipline giapponesi a mostrare tale apparente
contraddittorietà. Qual'è il vero obiettivo dell'ikebana? Di certo non è solo
quello di creare magnifiche composizioni floreali. La cerimonia del tè è
studiata per calmare la sete? No, non realmente.
La contraddizione tra l'ovvio, l'osservabile e il reale riguarda il concetto di
omote e ura. In verità, questi due termini, hanno una doppia
valenza. In una normale conversazione giapponese, omote e ura significano
rispettivamente "fronte" e "retro", "esterno" e "interno". I kanji stessi che li
rappresentano si riferiscono a un Giappone quasi preistorico, quando i
cacciatori indossavano pelli di animali e avevano necessità di usare parole
differenti per distinguere tra gli indumenti che avevano il pelo di fuori e
quelli che invece lo portavano all'interno. Omote e ura sono parole che
ritroviamo in posti dove ci aspetteremmo di incontrarle - per descrivere le due
facce di una moneta, per esempio -, ma anche in occasioni che non hanno un
equivalente nella nostra lingua. Noi non penseremmo che un oggetto come una
spada possa avere due lati differenti. In giapponese, invece, è così, e omote
indica il lato della spada rivolto verso l'esterno quando l'arma è infilata alla
cinta del samurai, mentre ura distingue il verso rivolto in direzione del
corpo. L'omote è ciò che si vede in superficie, ciò che può essere percepito da
un'osservazione distratta e superficiale. Chiedete a uno straniero cosa accade
durante un incontro di sumo ed egli vi dirà che si tratta di uno scontro tra due
energumeni che cercano di sbattersi o spingersi l'un l'altro fuori da un
cerchio. Se rivolgete la stessa domanda a un appassionato di sumo, si aprirà
davanti a voi un mondo nuovo. Il soffitto del tipico tempio dove avvengono gli
incontri di sumo è adornato con nappe di broccato di quattro colori che
rappresentano la tigre bianca dell'Occidente, un drago verde, divinità
dell'Oriente e, rispettivamente, un passero rosso e una tartaruga nera per
indicare il Sud e il Nord. Sotto la sua superficialità di sport o di confronto
agonistico, l'arte del sumo possiede un'ura, cioè una dimensione di
profonda spiritualità e venerabilità, un simbolismo sacro.
l'ikebana può inizialmente attirare verso la Via dei Fiori coloro che amano
creare attraenti composizioni floreali. Dopo aver iniziato a praticare la Via,
però, se il maestro è abile, il novizio comincerà a capire che i magnifici
bouquet che crea non sono altro che l'omote dell'Ikebana. L'ura
dell'arte consiste nell'armonizzarsi con la natura, nel perdere il proprio
ego attraverso la rigida e difficile disciplina della disposizione geometrica
dei fiori secondo i dettami di una tecnica raffinata che si perde nella notte
dei tempi.
Così, a sua volta, il bugeisha che viene attirato alle arti militari dalla
promessa di forza e violenza esteriori, se ha la fortuna di trovare un maestro
in grado di far penetrare gli allievi al livello dell'ura, viene condotto
ad un livello che sta sotto la superficie. Dietro la forma apparente, si tratta
di una Via di vita, un viaggio verso la dignità, il rispetto di se stessi e
degli altri, e un sentiero che spiega ciò che è buono, etico e bello. Non è un
percorso ovvio, ma di sicuro esiste.
Senza dubbio, il più grave pericolo che le discipline bugei devono affrontare in
occidente, come in oriente, è la celebrazione del loro omote e
l'ignoranza del loro ura. L'aspetto più superficialmente osservabile di
una cultura può essere trasmesso con maggiore facilità. E' invece molto più
difficile esportare lo spirito che sta al di sotto. Esibizioni in cui si rompono
tavolette di legno, spettacolari dimostrazioni di abilità in cui un aggressore
finisce a gambe levate, trucchi marziali: questi esempi dell'omote delle arti
bugei hanno catturato l'immaginazione degli occidentali. Solo attraverso la
perseveranza e la guida di maestri esperti, l'animo dei praticanti potrà essere
allo stesso modo catturato dai segreti più reconditi dell'arte.
Ultimo aggiornamento pagina:
03/09/2009
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