CENNI BIOGRAFICI SUL FONDATORE E STORIA DEL JUDO
L'avventura di Jigoro Kano
Le cannoniere del
Commodoro PERRY (1852) impongono al Giappone di aprirsi ai mercati occidentali.
Lo Shogun, governatore dell'Impero, vorrebbe anche, ma non è capito dalla
coalizione dei Daimyo che lo sostengono. L'imperatore emerge dal suo esilio
dorato e impone il suo parere. Vi è di nuovo guerra civile in cui i samurai, in
formazione quadrata, muoiono 30.000 alla volta spada in pugno, falcidiati dai
fucili a ripetizione da un esercito di coscritti arruolati dall'Imperatore e
addestrati da inglesi e prussiani. E' la fine di un'epoca: la Restaurazione
Meiji del 1868 impone al Giappone lo sforzo di adeguarsi alla tecnologia
occidentale per inserirsi onorevolmente tra le nazioni moderne. Le attività
della nazione si volgono a questa immensa impresa: la struttura civile e
quella militare vanno rivoluzionate, occorre tradurre dall'inglese un'immensa
massa di opere tecniche, storiche e letterarie. Cadono le espressioni proprie di
un popolo antico. E il Ju-Jitsu non ha più ragione d'essere; i suoi migliori
maestri perdono le sovvenzioni dei ricchi clan e si riversano a fare concorrenza
ai "civili". Questi ultimi non ce la fanno più a campare e vivono
di
artifici, di pratiche mediche, talvolta di malefatte. Il buon nome del Bujitsu
ne soffre e le classi agiate lo guardano male, come una disciplina diseducativa.
Da una famiglia di commercianti, che si sta facendo una posizione economica,
nasce a Mikage nel 1860, Jigoro Kano. Inviato a studiare a Tokyo, in una scuola
moderna, si vede mescolato ai figli della ex nobiltà terriera e soffre, debole
e mingherlino com'è, della brutalità della tradizione di altri tempi. Avendo
inteso parlare di una tecnica per cui il piccolo poteva battere il più forte,
se ne interessa, ma trova la forte opposizione degli amici di famiglia che lo
ospitano. Non appena l'età glielo consente si rende
autonomo e studia Tenshin
Shin yo-ryu con Hachinosuke Fukuda e Masamoto Iso (a questa scuola il judo
moderno deve l'atemi-waza e il katame-waza). Morti questi due Maestri si lega a
Tsunetoshi Ikubo di Kito-ryu, la cui personalità è affascinante, essendo un
generale dello sconfitto shogun, dapprima esiliato e poi tornato a Tokyo dove ha
trovato un modesto impiego presso il nascente ministero delle poste e delle
ferrovie. Non è quindi un maestro professionista ma una persona di reale
esperienza e di grande cultura. Proprio per apprenderne il sapere Kano affitta
un'altra stanzetta nel tempio di Eisho in cui abitava e la attrezza per
praticare su un tatami di 6 metri per 4. Questa è riportata come la nascita del
Kodokan (1882). Si tratta in realtà di un modesto luogo dove Ikubo si reca ad
insegnare Kito-ryu a Kano, al suo fedele maggiordomo Tsunegiro Tomita e, per
necessità di cose, a qualcuno degli studenti a cui Kano dava ripetizioni o ad
ospiti occasionali. Il primo anno la palestra del tempio di Eisho ha 8 iscritti.
Il Judo Kodokan
A Kano non interessa ormai
più imparare a difendersi. Ikubo gli ha fatto balenare l'idea che il Ju-Jitsu,
modernamente inteso, può divenire una disciplina educativa che il Giappone può
offrire al mondo intero. Lungi dal misurarsi con i forzuti e pericolosi campioni
di altre scuole, Kano le batte con le conferenze, con le amicizie strategiche,
con ideali proponibili al Giappone moderno. In particolare cambia il suffisso
"jitsu" in "do", il vocabolo "tecnica" essendosi
tinto dell'ideologia del clan feudale, mentre la "via" ripropone
l'ascesi taoista o buddista, individuale.Un altro dei punti di forza della sua
idea è la codificazione sportiva, con
un regolamento che, pur limitante nei
confronti dell'Arte, permette ad ogni scuola di confrontarsi. E questa è
una geniale intuizione sul futuro del paese, tanto che tutte le altre arti di
combattimento che vogliono sopravvivere sono costrette ad adottare le idee
del
signor Kano. Da una parte egli è il primo a capire che nel Giappone moderno
occorre unificare la pratica di una disciplina; così come 300 anni prima i clan
si erano riuniti in una nazione, altrettanto devono fare le scuole di Ju-Jitsu.
Questa intuizione farà sì che, organizzandosi il Comitato
Olimpico Mondiale
attorno al '900, Kano ne venga eletto rappresentante del Giappone, carica che
terrà fino alla morte (1938). D'altro canto la parola "Kodokan",
aggiunta a "Judo" ribadisce che il dojo deve essere il "luogo
dove si studia la Via" e non la sede di un clan con motivazioni
feudali. L'unificazione del Ju-Jitsu giapponese sotto l'etichetta del Judo
Kodokan è stato un fatto complesso. Superate le decadenti scuole esistenti a
Tokyo, grazie ad un intelligente operazione politica, c'era da fare i conti con
potenti
Maestri
di altre città e, sempre con l'appoggio delle autorità, Kano
presiedette congressi a cui partecipavano gli esponenti di altre tendenze.
Inizialmente il Judo fu soprattutto un regolamento di gara e la supremazia
del
Kodokan di Tokyo risiedeva nel fatto di comprendere meglio e prima degli altri
l'attività sportiva. L'unificazione del ju-jitsu
sotto il Judo può
considerarsi compiuta attorno al 1922. Ma già prima il Judo aveva gettato le
basi per un'intelligente conquista del mondo che, interrotta dalla seconda
guerra mondiale, riprendeva successivamente con la F.I.J.(1951) e l'ammissione
ai Giochi Olimpici (1964). L'ideale sportivo non faceva dimenticare a Kano la
tradizione nipponica. Il suo Judo conservava il Kohaku-shiai
(combattimento tra Bianchi e Rossi), pratica che la storia fa risalire, come
confronto tra Est e Ovest, a Minamoto-no-Yoritomo (1185 la sua ascesa al
Bakufun).
In omaggio a Ikubo, poi, volle che il Judo conservasse un Kata della scuola di
Kito: Koshiki-no-Kata, la cui prima parte (Omote) mostra il metodo di studio
analitico proprio dei tempi pericolosi del Yoroyukumyuchi (combattimento con
l'armatura) e la seconda (Ura) mostra l'influenza della
concezione cinese del
Ju-Jitsu Tokugawa, o metodo globale, che verrà integralmente adottato dall'Aikido
di Ueshiba. La struttura odierna del Judo, fatto di Randori e Kata riflette
proprio le diverse concezioni su cui si erano battute le scuole di Ju-Jitsu, del
metodo "ju" e "go", con la loro giusta distribuzione nella
pratica secondo "Il miglior impiego dell'energia".
Le tappe del Kodokan
Il primo dojo di Kano, risalente al 1882 e istallato nel tempio di Eisho, contava 12 tatami e oggi potrebbe essere considerato il più piccolo del mondo. Il dojo successivo di 40 tatami aveva fatto dire a Yamashita di avere l'impressione di essere un pesce che lascia un pozzo per trovarsi in un fiume. Quando poi il judo ebbe un dojo di 500 tatami, Kano osservò : "Ogni volta raddoppiamo, a Shimotomi Zaka avevamo 200 tatami, che era giusto il doppio del precedente, ora ne abbiamo 500 e presto ce ne occorreranno 1000". Molti pensarono allora che fosse troppo ambizioso, ma vent'anni dopo (nel 1958) veniva inaugurato uno stabilimento imponente con proprio 1000 tatami (e il vecchio venne ceduto a Jichin Funakoshi per farci il Karate). Ecco le tappe di quell' istituto privato, appartenente alla famiglia Kano, che tuttavia ha avuto nella storia del Judo un'importanza unica.
Il prof. Kano aveva proposto al Ju-jitsu una nuova formula di pratica, con ideali
adeguati ai tempi, studi
scientifici sulla fisiologia e una libertà di
indirizzi tecnici in parte limitati dalla formula sportiva. In particolare il
Kodokan rappresentava in questo grande piano la scuola leader. Nella sua
diffusione il Judo assorbiva, soprattutto nelle province, l'esperienza del
Ju-jitsu e dove vi erano centri di grande tradizione, Kano cercava di mettervi a
capo qualcuno dei suoi uomini, arrivando così ad una commistione tra la sua
idea e le altre tradizioni. Così, anche se ad un esame superficiale, il Judo
appare come un'unica scuola ispirata allo studio tecnico e filosofico del
Kodokan, in realtà il Butokukai e il Kosen, per citare solo le maggiori, erano
di fatto altre scuole di judo che si differenziavano per le concezioni
tecniche, ma anche per quelle ideali: la scuola di Kyoto essendo legata agli
ideali politici della famiglia imperiale e, quella delle associazioni
professionali, strumentalizzata dal ministero dell'educazione.
Ultimo aggiornamento pagina:
10/08/2009
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